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CHE FINE HANNO FATTO LE E-GAMES STAR? by Andrea Ferraresso
Ditemi i primi cinque nomi di programmatori di videogiochi che vi vengono in mente. Adesso, però, non fra due giorni!
Nessuno? Come nessuno?
Uff... ma lo sapete che è esistita un epoca in cui i programmatori di videogiochi erano famosi quasi come le rock star? Mmm, forse non era proprio cosi, ma i videogiocatori degli anni '80 non si limitavano a comprare i giochi (o, per essere più onesti, a copiarli), conoscevano e spesso adoravano, anche le menti che li avevano partoriti.
Negli 'anni di plastica' dello scorso secolo, esisteva una quantità di riviste specializzate (anche pirata), e le interviste agli sviluppatori di games o addirittura la pubblicazione dei loro diari era all'ordine del giorno.
In quei tempi oscuri i programmatori lavoravano di notte, avvolti nel silenzio della propria cameretta. Spesso codice, grafica e musica veniva creati dalla stessa persona.
A portare fama e ricchezza (più fama che ricchezza, comunque) a questi eroi, ci pensavano, ad esempio, gli articoli di Zzap!64 (rivista inglese, parzialmente tradotta anche in Italia).
Fu facile creare dei veri e propri 'personaggi', ma il guru per eccellenza di quegli anni fu sicuramente Jeff Minter.
I suoi games (scritti principalmente per Commodore 64) erano così strani, colorati ed esplosivi che potevano essere amati od odiati, ma nessuno riusciva ad ignorarli.
Un amore sconsiderato di Minter per i Pink Floyd, i Genesis, le pecore (pensatene quel che volete...), i lama e gli yak (eh eh eh, Richard Stallman non ha inventato niente, in questo campo) lo portò a creare videogames 'psichedelici' già dal titolo (tanto per non fare dei nomi: Attack of the Mutant Camels, Mama Llama, Sheep in Space, Iridis Alpha).
E giusto per farvi capire il contenuto di queste opere d'arte, vi ricordo che in "Attack of the Mutant Camels" si comanda un cammello che spara ad alieni dall'aspetto piuttosto singolare che esplodono in mille colori, mentre in "Sheep in space" bisogna guidare una pecora nello spazio e colpire i nemici ricordandosi ogni tanto di atterrare su un prato a brucare un po' d'erba per riprendere fiato.
Con il declino del Commodore 64 anche il buon Jeff (che pure tentò l'avventura a 16 bit con l'Atari ST) venne progressivamente dimenticato.
Gira voce che continui a programmare demo (psichedeliche, ovviamente) che vengono poi proiettate in club e pub vari. Che continui, ovviamente, ad andare in giro con barba e capelli lunghi stile 'io sono il messia', indossando incredibili maglioni raffiguranti ovini stilizzati.
La sua home page (http://www.magicnet.net/~yak/), purtroppo, da qualche tempo non dà più segni di vita.
Che fine hai fatto, Yak?
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